mercoledì 28 settembre 2022

"Il Signore degli Anelli - Gli Anelli del Potere"

Riflessioni Sparse - Parte 1.5: Olòrin, gli Harfoots, gli Elfi Oscuri. Ovvero come ci si può confondere leggendo senza aver letto.





So che avevo detto che non avrei più scritto prima del termine della prima stagione, ma mi permetto di lasciare qui questo piccolo "speciale". Più che altro una riflessione sui rischi di una cultura mediata dall'informazione, anzi dalla micro-informazione parcellizzata e "di consumo" cui ci ha abituati l'era social, attraverso gli innumerevoli siti "specializzati" che trattano in un modo o nell'altro di cinema, letteratura, cultura nerd. E che sembrano oggi costituirsi vademecum per chi volesse sapere su un argomento senza approfondirlo in prima persona, ma aspettando dal redattore che al posto suo ha studiato e approfondito (si spera! almeno lui; eppure c'è tanta gente che scrive e ne sa meno di chi legge, come è tipico in Italia) una sinossi preconfezionata e di facile utilizzo.



È la cultura del trafiletto (neanche della wiki, magari!), del "Tutto quello che vi serve sapere per seguire *serie tv a scelta*". Da quanti di questi articoli super-effimeri siamo bombardati ogni giorno? È una "metastasi magazine" per la quale sembra esserci una costante e crescente domanda, al punto che le web magazines assumono persone che svolgano esclusivamente questo compito.

Perciò vi lascio qui di seguito tre esempi (da un campionario molto più vasto) di scambi online causati dai rischi in cui può incappare chi si confonde leggendo, senza aver letto.




"Ma non è Gandalf! È Olòrin! Ignorante!"

Si dà il caso che Gandalf sia Olòrin.



"Si sono dovuti inventare questa cosa nuova! Non potevano usare gli Hobbit perché ancora non esistevano e hanno cacciato fuori questi "Harfoots"!"

Si dà il caso che gli Harfoots siano Hobbit.



"Gli Elfi Oscuri non esistono in Tolkien!"
"Ti dico di sì! Eöl era un Elfo Oscuro!"
"Ok ma mica c'è scritto che era nErO!"
"Sei un razzista!"

No comment.



Ok, ma cosa significa tutto questo?

Cosa significa quando, per diradare la foschia delle perplessità in un pubblico di massa su un'opera mitopoietica così complessa come quella di Tolkien, dato che la serie non si accolla questo compito, tocca a MIRIADI di articoli su testate nerd online di fare "informazione su Arda", spesso con superficialità e sempre con risultati disastrosi?

Ma soprattutto: perché è necessario farlo? La gente non può semplicemente leggere i libri e provare a capirci qualcosa da sola? Eppure evidentemente, anche quelli che lo hanno fatto hanno grande confusione nel discernere concetti, situazioni, a volte persino personaggi. Dunque leggere i libri non basta? Serve davvero una "guida" per districarsi in questo mondo?


E poi magari ti ritrovi conversazioni piene di "io da non lettore, so che la Seconda Era è solo una montagna di appunti disordinati e nOn cANoNicI, quindi che altro potevano fare se non inventare roba e rIEmPirE i bUchI? Ma certo che siete proprio dei puristi a lamentarvi!1!!1"

Oppure "Se ti devi lamentare così tanto, non guardare la serie, risolto!"

che sarebbe una variante di "Tanto i libri sono sempre là!" (sottinteso "Io non li leggerò mai, perché mi pesa il culo, ma se tu proprio sei una persona così noiosa, invece di sorbirti gli ultimi articoli acchiappa-clic di LaScimmiaPensa o di Everyeye, potresti leggerteli ed esser contento, e non rompere le uova nel paniere a noi, felicemente ignoranti e decisi a continuare a non leggere nulla, ma imbestialirci se qualcuno dei lettori avanza timidamente la critica che ormai questa serie con Tolkien ha poco a che spartire. COME SI PERMETTONO? Ma non lo sanno che questo è CINEMA? Che le trasposizioni devono avere regole diverse per adattarsi al nuovo medium e che adattare non significa copiaincollare, non funzionerebbe? Certo che siete proprio dei puristi ottusi, non capite niente!")




Ok forse mi sono lasciato trascinare dalla parte (con qualche licenza), ma credo sia utile a tracciare un profilo di utente tipico.


La mia più grande fonte di tristezza è l'aver realizzato che nel momento in cui si rendono necessari i succitati articoli, nel momento in cui Tolkien ha bisogno di essere "spiegato" da un redattore esterno, di essere riassunto, di essere frullato e omogeneizzato perché i suoi concetti possano essere accessibili anche a lettori distratti, spettatori non-lettori incalliti, analfabeti funzionali, beh quello è anche il momento in cui accettiamo che la cultura sia un fatto MEDIATO e non più IMMEDIATO.

È anche il momento in cui accettiamo che la nota a piè di pagina del discorso online, la "vulgata" fluida e involgarita di un testo, che si ricristallizza e si sfalda all'infinito, dopo aver finito di banalizzarlo, diventa sostitutiva (di fatto, almeno per una maggioranza di lettori o potenziali lettori) del testo stesso.



Ed ecco da dove arrivano tutte le querelles sul razzismo.

E da dove, in ultima analisi, mutatis mutandis (ovvero senza i social, ma con gli editoriali dei giornali politici degli anni 70/80), arriva la cialtronesca ricezione critica e storica travisazione di Tolkien in Italia come autore reazionario conservatore maschilista e manicheo. Ma de hoc satis. (Sugli Elfi Oscuri scriverò un articolo in futuro, se avrò voglia).



"Olòrin the Maia" - Artwork di Annie Claudine

Ecco da dove, più modestamente, arrivano i qui pro quo su Gandalf, che, manco fosse un bizzarro gatto di Schrödinger, è Olòrin, ma è anche un personaggio diverso. E quindi il "meteorman" "secondo me è Gandalf..." "No secondo me invece è Olòrin", in un cortocircuito logico che potrebbe essere risolto leggendo un singolo capoverso dei Racconti Incompiuti (Parte IV, Cap. II, "Gli Istari"), dove si riporta sia la famosa frase pronunciata da Gandalf (nelle Due Torri) sulla moltitudine di nomi con i quali è conosciuto tra i Popoli della Terra di Mezzo:

"Many are my names in many countries," he said. "Mithrandir among the Elves, Tharkûn to the Dwarves; Olórin I was in my youth in the West that is forgotten, in the South Incánus, in the North Gandalf; to the East I go not." (TT, IV, 5)

sia l'etimo e l'origine di ciascuno di questi nomi, compreso Olòrin. Nome altoelfico che sarebbe legato alla sfera etimologica del sogno ("olor" sogno – "olo-s" visione, fantasia), ma "non con riferimento a (gran parte dei) «sogni» umani, e certamente non ai sogni fatti in sonno" (Unfinished, ibidem). Insomma si potrebbe tradurre, con un certo livello di libera interpretazione, considerando anche la descrizione che di Olòrin viene fatta nel Silmarillion (Valaquenta), con "figlio dei sogni" [> Olòrion], "sognatore" o meglio ancora "ispiratore di sogni, di visioni".
Cito ancora dagli Unfinished: "Per gli Eldar, era implicito in essa [nella parola "olor"] il vivido contenuto sia della loro memoria che della loro immaginazione: il termine alludeva infatti alla chiara visione, dentro la mente, di cose non fisicamente presenti alla condizione corporea; non però soltanto a un'idea, bensì a tutte le forme e particolari di cui si rivestiva."
Insomma, tutto questo discorso per dire che Olòrin è solo il "vero nome" di Gandalf, che qualunque altro nome non è che un soprannome, in ultima analisi, che "di Olòrin non sapremo mai più di quanto egli abbia rivelato come Gandalf" (sempre Unfinished, ibidem), che chi cerca di distinguere i due personaggi per fare il figo fa solo un grossolano errore, e contribuisce a confondere le acque ancor di più di quanto non faccia la serie (che, come ho già argomentato in un mio articolo precedente, se l'ipotesi che lo Straniero sia Gandalf, ha creato un bel pastrocchio, come anche il passo degli Unfinished confermerebbe poco più avanti).



"Hobbit comparison" - Artwork di Lidia Postma
Ecco da dove arriva, con modalità simili, la questione degli Hobbit (o dei proto-Hobbit): se la serie in primis non nomina mai gli Hobbit (pur avendone il diritto), quasi a voler far finta che questa sia una razza simile, per fan service, ma completamente distinta; e ancora: se nessuna testata, quando parla del POV di Nori, Poppy e del Meteorman, li definisce mai HOBBIT, neanche per sbaglio; pian pianino passa l'idea che questi Harfoots non siano affatto Hobbit. E che anzi se li chiami Hobbit sei un casul, un ultimo arrivato, probabilmente hai visto solo i vecchi film e ti credi un tolkieniano (sto parafrasando).
Quando invece gli Harfoots sono eccome Hobbit. Frodo, Sam erano almeno all'80% di "sangue Harfoot" ("Pelopiede" in italiano), e Merry e Pipino solo un po' di meno, con un po' di "sangue Fallohide" ("Paloide" in italiano). 

Tolkien stesso avrebbe potuto, volendo, stabilire DA QUANDO la parola Hobbit fu attestata unanimemente da tutti i Mezzuomini (andando a memoria, nelle Lettere discetta a lungo sulla storia esterna del nome "Hobbit" ma non su quella interna, ma potrei sbagliarmi) ma resta il fatto che perfino nella seconda era li si può chiamare Hobbit senza timore di risultare sciocchi.
Al massimo una variante arcaica, così come è attestato "Holbytlan" (lett. "scava-buchi") al tempo in cui gli Hobbit intrattenevano ancora rapporti con gli Uomini del Nord, gli Éothéod (futuri Rohirrim).
La parola "Harfoot" è attestata molte volte nel SdA, tra prologo e Appendici. Chi dunque fa questa confusione madornale non ha neanche letto attentamente il Prologo del SdA!

È carino immaginare che una tribù di Pelopiedi, ancora nelle nebbie del passato remoto della Seconda Era, fosse nomade e si sia allontanata da altri gruppi stanziali (magari scava-buchi, appunto), non c'è niente di male a integrare Tolkien COSÌ, soprattutto immaginandoci che gli Hobbit avranno ben avuto un processo evolutivo, ancora prima di stabilirsi presso il Gaggiolo, ancora prima di essere menzionati per la prima volta nelle storie degli Uomini, sotto il nome di "Periannath", "Mezzuomini", saranno pur spuntati fuori da qualche parte, probabilmente staccatisi da una genia umana, magari di uomini bassi perché incrociati tra razze spurie (non Edain), oppure semplicemente dei pigmei comparsi in un luogo diverso da Hildorien, lontano da quegli uomini che un'era dopo sarebbero diventate le tre casate di cui vediamo le gesta nel Silmarillion.
Il mondo di Tolkien è talmente vasto che, con un minimo di intelligenza, puoi riuscire a conciliare tronconi di storia originali con le storie già presenti.

Questo argomento, utilizzato di solito per difendere A PRESCINDERE la serie, è un argomento reale. Il punto, come sempre, è il come...




Giorgio Todesco

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